I legami familiari e la valenza affettiva

I modelli di vita familiare presenti nella società sono molteplici, infatti, i profondi cambiamenti a livello economico, culturale, lavorativo e sociale, che si sono succeduti nella storia, hanno caratterizzato e modificato la famiglia nella sua struttura e nelle dinamiche interne. A partire dal contesto affettivo familiare, il singolo individuo costruisce la propria identità e la propria capacità di mettersi in relazione con gli altri. Già Aristotele identificava la famiglia come una “communitas in omnem diem”, quindi un luogo di relazioni e diritti caratteristici della quotidianità. Relazioni e quotidianità sono elementi propri della famiglia. Sono state formulate diverse definizioni del termine famiglia; tali definizioni, in genere, ruotano attorno ai seguenti aspetti: il gruppo domestico, le relazioni affettive, le dinamiche di interazione interne al gruppo e il rapporto di parentela. Non sempre questi aspetti sono compresenti nella definizione del concetto di famiglia o rivestono la medesima importanza. In famiglia sono attive varie dimensioni affettive: quelle che maturano tra i due membri della coppia, quelle che si instaurano tra i fratelli, quelle che si sviluppano tra genitori e figli e tra i diversi membri delle generazioni familiari. In ciascuno di questi legami, che muovono le diverse relazioni, ci sono aspetti di cui occorre prendersi cura per garantire la salute dei processi relazionali stessi. In famiglia, la dimensione affettiva passa sostanzialmente attraverso l’apertura fiduciosa e solidale verso l’altro, nell’intimità della relazione. La dinamica che muove la relazione familiare è propria del principio di reciprocità, come dono di sé all’altro, caratterizzato da una triade di azioni: dare, ricevere e ricambiare (o interagire, ricevere, donare). Prendersi cura vicendevolmente presuppone l’amorevole riconoscimento dell’altro, nella sua unicità, degno di fedeltà e dedizione.  Le relazioni che si sviluppano all’interno della famiglia, in particolare nelle dimensioni fraterne, sono talvolta caratterizzate anche da rapporti conflittuali, dettati da gelosia e rivalità; la risoluzione di tali conflitti è insita proprio nella valenza affettiva ed etica del rapporto, che riconosce l’altro come degno di amore, onore e rispetto. L’attenzione (la cura) che viene attuata nei confronti dei legami familiari è indice di salute e stabilità dei legami stessi. Purtroppo, però, non sempre i membri della famiglia hanno la capacità di instaurare dei legami sani, generando inevitabilmente disordini, sofferenze, patologie. Ciò accade soprattutto quando la dimensione affettiva del legame viene ridotta a pura emotività. Quando l’amore, che unisce i vari membri di una famiglia, non viene colto come superamento di sé in favore dell’altro, l’impressione è che la tendenza delle famiglie sia quella di ridurre gli affetti a pure emozioni, per loro natura transitorie ed instabili, con l’intento di vivere il sentimento e di consumare l’emozione, i beni affettivi e le gratificazioni finché durano. In questo caso, il fine dello stare insieme viene relegato ad un contratto. Quando tutto è esaurito, il contratto viene reciso e la famiglia entra in crisi. Viceversa, l’amore che si rigenera, che supera egoismo e narcisismo, mantiene in vita la famiglia e aiuta la famiglia stessa a rinnovarsi nella relazione. In tal senso, la famiglia educa a vivere uno per l’altro, a prendersi cura uno dell’altro, ad assumersi responsabilità per la vita dell’altro, tutto ciò a partire dalla testimonianza dell’amore coniugale. A questo proposito è illuminante il passo della Familiaris Consortio, 37: “La famiglia, in quanto comunità di amore, trova nel dono di sé la legge che la guida e la fa crescere; il dono di sé che ispira l’amore dei coniugi tra loro si pone come modello e norma del dono di sé quale deve attuarsi nei rapporti fra fratelli e tra le diverse generazioni”. Dare consistenza alla relazione familiare come luogo di educazione all’amore, come base del patto di reciprocità e, nello stesso tempo, contrastare i processi degenerativi richiede un forte investimento da parte dei membri stessi della famiglia, a partire dalla coppia genitoriale che educa la prole attraverso la testimonianza dell’amore. 

Il mondo degli affetti, come abbiamo visto, è ricco e complesso e richiede una formazione che deve essere pari quantomeno al percorso formativo, che viene investito per la formazione delle menti a livello cognitivo e culturale. Educare la famiglia all’affettività significa guidare la famiglia al superamento dell’individualismo affettivo proprio del nostro tempo, al consolidamento delle relazioni affettive familiari, alla salute dei legami interni, alla riconoscenza del dono gratuito, alla capacità di sacrificio, alla solidarietà e cura dell’altro, alla risoluzione del conflitto tutti concetti e atteggiamenti necessari allo sviluppo della convivenza in ambito familiare e sociale. Infine, educare la famiglia all’affettività significa autoeducarsi: nella cura, infatti, il soggetto arricchisce l’altro e, nello stesso tempo, perfeziona se stesso. Questo processo è importante per essere modelli significativi, capaci, in uno sforzo continuo, di superare le posizioni raggiunte, per fronteggiare le nuove condizioni che si presenteranno nel corso della vita. La famiglia diviene quindi scuola di umanità.

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