I “NO” CHE AIUTANO A CRESCERE

Ciao a tutti voi,

sono la mamma di Paolo che ha 6 anni ed è un bambino tanto dolce e buono, quanto capriccioso in certi momenti. Finchè tutte le sue richieste vengono accolte e soddisfatte lui è felice, ma di una felicità che dura poco, infatti arriva presto qualche altro desiderio e se non gli diciamo subito di sì partono i capricci. Inizia a piangere, urlare e pestare i piedi a terra. Di solito io cerco di accontentarlo il più possibile per evitare questi capricci, soprattutto quando siamo fuori casa. Il papà invece mi rimprovera dicendo che sono troppo “buona” e non so dare delle regole. Non so cosa fare! Se poi lo punisco e lui ci rimane troppo male? E’ ancora così piccolo! Voi cosa mi consigliate?

Ciao, Anna

Oggi, con la lettera di Anna, apriamo un argomento molto importante, quello delle regole e dei “no”.

Questa mamma sottolinea la sua difficoltà a dire di “no” al suo bambino per vari motivi: per i capricci che farà, per la paura di farlo soffrire, perché è forse troppo piccolo, per la difficoltà a dare delle regole.

È importante sottolineare prima di tutto il concetto di CURA RESPONSABILE del genitore nei confronti dei figli, dove sono fondamentali sia gli aspetti AFFETTIVI, come le coccole, sia gli aspetti NORMATIVI DI RESPONSABILITA’, quindi la definizione di regole e limiti. È infatti molto rassicurante per il bambino avere delle regole chiare e ben comprensibili che guidino il suo comportamento, in particolare nella relazione con gli altri.

Da questo concetto vogliamo partire per definire i diversi stili genitoriali, cioè quell’insieme di pratiche, credenze, modi di agire, ideali che governano il modo in cui un genitore educa e si comporta con il proprio figlio. Questo dipende dalle credenze individuali, dagli ideali, dalle pratiche sociali, dalle caratteristiche di personalità di ogni singolo genitore, dalla sua educazione.

Sono state individuate due dimensioni principali rispetto a cui si collocano gli stili parentali:

1- Accettazione: riconoscere il figlio per quello che è, valorizzandone le qualità personali senza pretendere di modellarlo secondo i propri criteri; 

2- Controllo: consiste nel guidare e stimolare il figlio sia sul piano psicologico, sia su quello comportamentale. 

Dalla combinazione di queste due dimensioni si ottengono 4 diversi stili educativi genitoriali:

  • Autoritario – in questo caso è centrale la dimensione del controllo. È caratterizzato dall’affermazione del potere da parte dei genitori, che tendono ad essere direttivi e puntano sul concetto di obbedienza. “È così perché lo dico io!”
  • Permissivo – è centrale la dimensione dell’accettazione. L’amore e l’affetto vengono espressi lasciando che il bambino faccia ciò che vuole. L’esercizio del controllo è limitato per non essere troppo severi. In questo modo al bambino non vengono proposti e richiesti obiettivi da raggiungere, non si stimola la sua autonomia e di conseguenza ne risente l’autostima. “Poverino è stanco! Riordino io i suoi giochi!”
  • Autorevole – combina in modo equilibrato le dimensioni dell’accettazione e del controllo. Il bambino viene sollecitato e stimolato e di conseguenza gli vengono fatte richieste e proposti obiettivi. I genitori esercitano un controllo sul bambino ma non sono coercitivi e punitivi, incoraggiano gli scambi verbali e rispettano i desideri. Frequenti le espressioni di affetto.
  • Trascurante e di rifiuto – è una condotta disimpegnata, dove non troviamo né controllo né affetto. Sono situazioni limite, a volte riguardano solo uno dei due genitori.

Possiamo, partendo dalle modalità dei genitori, provare ad immaginare alcune delle caratteristiche che potranno probabilmente sviluppare i loro FIGLI

I figli di genitori autorevoli avranno fiducia nelle loro capacità perché gli sono state riconosciute prima dalle figure di riferimento, saranno interessati agli obiettivi e ai risultati da raggiungere, svilupperanno autocontrollo e responsabilità sociali, saranno cooperativi perché hanno vissuto un clima di cooperazione. I figli di genitori eccessivamente permissivi faranno fatica a definire e individuare obiettivi e interessi in modo autonomo perché tutto gli è sempre stato concesso senza mettersi in gioco. I figli di genitori autoritari probabilmente imiteranno i comportamenti dei genitori, per cui saranno impositivi, a volte prepotenti e preferiranno affrontare le relazioni sociali con modalità autoritarie e per questo avranno difficoltà a relazionarsi positivamente con gli altri. I figli di genitori trascuranti probabilmente svilupperanno una scarsa maturità cognitiva ed emotiva perché scarsamente stimolati. 

Questo schema non può essere rappresentativo in modo fedele di ogni singola situazione, famiglia, coppia genitoriale, ma vuole solo essere uno schema appunto, un punto di riferimento, indubbiamente limitato, ristretto, ma chiaro per comprendere alcuni concetti fondamentali. 

Naturalmente le modalità dei genitori si incontrano con il temperamento del figlio. Fin dalla nascita infatti possiamo cogliere delle differenze caratteriali fra i bambini. In qualsiasi caso però l’atteggiamento dei genitori influenza positivamente o negativamente il rapporto genitori-figli e la crescita equilibrata del bambino. Soprattutto con bambini più “vivaci” e difficili da gestire dobbiamo offrire un modello di comportamento autorevole, tanto affettivo quanto rassicurante rispetto alle regole e ai limiti da mantenere. 

Essere affettivi significa manifestare affetto, con abbracci, baci, carezze, ma anche fare in modo che il bambino viva e veda esperienze di affetto. Quando vede mamma e papà scambiarsi una carezza o un bacio. Quando chi gli vuole bene lo ascolta, passa del tempo con lui, si interessa a ciò che fa e che ritiene importante, si siede accanto per leggergli una storia. Quando gli adulti si mostrano fra loro rispettosi. Ogni giorno ci sono mille occasioni per far sperimentare al bambino la dimensione dell’affetto. La dimensione del controllo passa attraverso le regole, i no, le rassicurazioni rispetto ai limiti. Il genitore che sa dire di “no” quando è necessario trasmette sicurezza al figlio, senso di protezione e gli permette di interiorizzare la capacità di dire di no quando ne sente il bisogno.

Regole di comportamento:

  • Favoriscono un sentimento di sicurezza nel bambino;
  • Favoriscono il processo di adattamento alla vita sociale e relazionale;
  • Permettono al bambino di acquisire una coscienza morale e il senso di responsabilità;
  • Devono essere stabilite in funzione dell’età del bambino e del suo livello di sviluppo;
  • Devono essere chiare, sintetiche, comprensibili e di numero limitato;
  • Devono essere concrete, perché il bambino possa capire cosa ci si aspetta da lui;
  • Devono avere delle conseguenze concrete;
  • Devono essere coerenti, anche per chi ne è testimone.

Quest’ultimo punto è veramente importante perché mette in luce il fatto che noi siamo dei modelli di comportamento per il bambino. Se la regola è “Si usano modi e parole gentili”, noi adulti lo dobbiamo fare per primi altrimenti la regola perde di senso. 

Da adulti dobbiamo sempre fare attenzione ai nostri modi di comunicare con il bambino, che non è un adulto come noi! Dobbiamo adattare il nostro modo di comunicare, di dire di no, di fare richieste, a seconda dell’età e del carattere del bambino. Ci sono frasi, toni di voce, atteggiamenti che il bambino vive come critiche, rifiuti, svalutazioni, per esempio: “Ma va! Cosa dici??!! Ma non sei capace di spiegarti meglio?!” oppure “Tanto so già quello che mi vuoi dire!” o ancora “Parlare con te è come parlare con il muro!” oppure “Fai quello che ti dico subito! È per il tuo bene!”. Queste frasi per il bambino sono anche troppo difficili da capire perché sono troppo astratte per la sua mentalità ancora troppo legata al concreto. 

Se vogliamo intervenire per creare un rapporto chiaro e aperto con il bambino e perché lui comprenda quello che gli diciamo, possiamo usare frasi come: “Raccontami cosa succede, ti ascolto” o “Fammi capire perché ti sei comportato così…” oppure “Mi dà fastidio quando lasci in disordine la tua stanza, vorrei che tu mettessi i tuoi libretti al loro posto”. 

Situazione concreta:

Martina sistema per la prima volta la sua cameretta. Il papà si avvicina e le dice: “Caspita che meraviglia! Sono proprio felice di quello che stai facendo. Adesso sarà ancor più bello giocare con te in questa cameretta così ordinata!”

L’atteggiamento di questo papà è uno stimolo per Martina, che sarà motivata a ripetere il comportamento per il quale è stata gratificata. Chi viene educato con rinforzi positivi, valorizzando i comportamenti positivi e i miglioramenti, con regole chiare e definite, comprensibili per i bambino che in questo modo ne comprende il senso e l’utilità, e con interventi mirati a modificare i comportamenti negativi, diventerà una persona forte, equilibrata, consapevole delle sue caratteristiche positive e con un atteggiamento propositivo verso i propri limiti.

Per qualsiasi domanda o richiesta è possibile recarsi di persona o telefonare al Centro durante gli orari di Segreteria (da lunedì a sabato dalle 9 alle 12) oppure scriverci una mail a orziperlafamiglia@libero.it. Visitate il nostro sito internet www.perlafamiglia-orzinuovi.it!

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